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Mittwoch / Mercoledì, 12. Juni / Giugno 2013
20 domande per una corretta pianificazione finanziaria

Quando si sente parlare di pianificazione finanziaria, si pensa normalmente di dover occuparsi solamente dei propri obiettivi finanziari (p.e. lo studio dei figli, un viaggio particolarmente costoso, la copertura del gap pensionistico) e come arrivare alle risorse necessarie per poter realizzare questi obiettivi. Tuttavia una buona pianificazione dovrebbe toccare anche molti altri aspetti, anche più profondi, della propria vita. È difficile dire, dove finisce la pianificazione finanziaria (financial planning) e dove inizia la pianificazione della propria vita (life planning). Entrambi le cose sono strettamente collegate tra di loro. Soltanto se ci occupiamo di tutti i 20 punti elencati qui sotto si riesce a fare una buona pianificazione finanziaria, patrimoniale (e della vita):

1 Quanto guadagno, spendo e risparmio all'anno, oggi e in futuro?
2 Quale sarà la mia pensione (pubblica)? Ho preso le giuste decisioni per la previdenza complementare? Avrò il capitale necessario per poter andare in pensione quando voglio io?
3 A quanto ammonta il mio patrimonio complessivo netto?
4 Quali sono le 10 cose più importanti che vorrei fare durante la mia vita?
5 Mi sto prestando i soldi in maniera efficiente?
6 Quanto sto investendo nel mio capitale umano, o in quello dei miei figli, in modo che io/loro possa/possano massimizzare il loro reddito da lavoro?
7 Qual'è la mia tolleranza al rischio, la mia capacità al rischio e quanto rischio è necessario per poter raggiungere i miei obiettivi finanziari? A quanto rischio sono esposto attualmente?
8 Quali sono i miei maggiori rischi e come penso di poter gestirli? Se dovessi mancare, diventare disabile o essere processato, la mia famiglia avrà una situazione finanziaria difficile? Ho le giuste coperture assicurative? Mi serve una polizza long term care?
9 Ho un importo adeguato nel mio fondo di emergenza? Come è composto il mio fondo di emergenza?
10 Se mi succede qualche cosa, la mia famiglia è in grado di mettere insieme tutte le mie cose?
11 Il mio piano successorio è aggiornato? Ho fatto un testamento?
12 Ho rilasciato delle direttive anticipate di trattamento e nominato un eventuale amministratore di sostegno?
13 Ho nominato i giusti beneficiari nelle mie polizze vita e fondi/polizze previdenziali?
14 Com'è la mia attuale asset allocation (ripartizione del patrimonio) tenendo conto di tutto il patrimonio che possiedo?
15 Ho capito bene gli investimenti che ho effettuato?
16 Che rendimento ho avuto con il mio portafoglio titoli negli ultimi anni e questo è in linea con il rispettivo benchmark?
17 Posso fare qualcosa per ridurre le mie tasse?
18 Supponiamo che io abbia oggi un patrimonio tale che mi consente di fare qualsiasi cosa che io abbia in mente. Cosa farei? Come cambierei la mia vita?
19 Supponiamo che dopo una visita medica mi viene detto che mi rimangono ancora 5 anni di vita. Di fronte a questo stato d'animo, cosa cambierei della mia vita? Cosa farei da subito?
20 Supponiamo che dopo un'ulteriore visita medica mi viene detto che ho ancora 24 ore da vivere. Di quali cose che non ho fatto rimpiangerei?

A me personalmente piacciono soprattutto le ultime tre domande che sono state sviluppate da George Kinder, riconosciuto a livello internazionale come il padre del Life Planning e fondatore del Kinder Institute of Life Planning.

Lo Studio Kofler è a disposizione per assistere i propri clienti nella loro corretta pianificazione finanziaria, patrimoniale (e della vita).

Montag / Lunedì, 6. Februar / Febbraio 2012
Alcune semplici considerazioni sul profilo di rischio del risparmiatore

Ogni pianificazione finanziaria necessita una decisione relativa al rischio che si vuole intercorrere. Ma che cosa significa “rischio”? Il concetto di “profilo di rischio” del risparmiatore può essere visto da vari punti di vista. In concreto bisogna distinguere fra

1. Rischio Necessario,
2. Capacità al Rischio e
3. Tolleranza al Rischio.

Per poter raggiungere gli obiettivi finanziari che sono stati determinati dal risparmiatore, le attività finanziarie e gli eventuali continui flussi finanziari devono dare un certo rendimento, per arrivare al capitale finale definito. Se il rendimento del portafoglio deve essere elevato per poter raggiungere gli obiettivi posti, allora anche il Rischio Necessario dovrà essere elevato. Questo non ha niente da fare con la tolleranza al rischio del singolo investitore. In altre parole: se il cliente ha risorse limitate, ma obiettivi finanziari di importi elevati, soltanto un buon rendimento del portafoglio gli potrà permettere il raggiungimento degli obiettivi posti. Ma non è detto che aumentando il rischio si abbia necessariamente anche più rendimento. Inoltre bisogna valutare se il risparmiatore è anche in grado di sopportare e tollerare questo rischio.

La Capacità al Rischio invece è la capacità di un risparmiatore di poter correre dei rischi. Se le risorse finanziarie del risparmiatore sono notevolmente superiori agli importi futuri necessari per il raggiungimento degli obiettivi posti, allora la capacità al rischio è elevata. Infatti potrebbe darsi che un risparmiatore riesce a raggiungere i suoi obiettivi nonostante una perdita del 30% del patrimonio. Se invece il patrimonio del risparmiatore è molto contenuto e gli permette molto difficilmente il raggiungimento degli obiettivi posti, allora la capacità di rischio e limitata, perché già un rendimento reale al netto dell’inflazione negativo per alcuni anni porterebbe a un totale deragliamento del suo piano finanziario.

Infine la Tolleranza al Rischio è come un individuo percepisce psicologicamente il rischio del portafoglio/patrimonio. C’è chi dorme bene, anche se il suo portafoglio ha perso il 40% in un mese ( rischio volatilità ), mentre esiste al contrario anche il risparmiatore che non ha subito delle perdite ma ha notti insonni perché pensa che i suoi soldi sul conto corrente bancario non potrebbero essere più sicuri ( rischio solvibilità ). Quindi bisogna chiarire bene, che cosa si intende come rischio. Il rischio è la volatilità di uno strumento finanziario o il mancato pagamento ossia la perdita di valore dell’importo investito in un momento futuro? Si capisce che attualmente anche un titolo di stato tedesco decennale in Euro potrebbe essere rischioso nel medio termine ( volatilità ), ma contemporaneamente sicuro da qui a dieci anni ( solvibilità ).

Il consulente finanziario indipendente dovrebbe valutare insieme con il cliente non solo la sua tolleranza al rischio, ma anche gli altri due aspetti del rischio. Senza una corretta pianificazione finanziaria e patrimoniale difficilmente si è in grado di determinare il rischio necessario per raggiungere gli obiettivi posti. Lo stesso vale anche per la capacità al rischio. Il rischio necessario e la capacità al rischio sono quindi dei valori che sono “calcolabili” dal consulente finanziario indipendente e la bontà del valore calcolato dipende dalla bontà del piano finanziario e patrimoniale. Più tempo e impegno è stato dato alla pianificazione finanziaria e patrimoniale, meglio si potrà valutare il rischio necessario e la capacità al rischio del risparmiatore.

La tolleranza al rischio del cliente invece è un aspetto che spesso è più difficile da valutare, perché il cliente stesso spesso non la conosce e/o si comporta in maniera diversa in momenti diversi. D’altra parte però è di estrema importanza che il consulente finanziario indipendente si prende il tempo necessario per spiegare al cliente il concetto di rischio, educandolo e formandolo in merito. La mia esperienza mi dice che è molto importante spiegare per bene al cliente i possibili scenari di un patrimonio ed i relativi rischi connessi. E una volta capiti i vari aspetti di rischio, il cliente inizia ad avere delle aspettative più realistiche sull’andamento del valore del proprio patrimonio.

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